
Autore: Sofia Franciosi
Data di pubblicazione: 02 dicembre 2020
Fondo Pensione delle mie brame, perché non ti ho ancora regalato (a me o ai miei cari)?
Il 60% degli investitori del nostro Paese ritiene che i contributi previsti dagli schemi statali non saranno sufficienti a garantire una vita dignitosa nel periodo post-lavorativo. Ma tra la preoccupazione (siamo la nazione più preoccupata in Europa) e la decisone di accantonare con una reale pianificazione di investimento, è un rapporto che ancora stenta a decollare.
Secondo una recente ricerca condotta da Progetica, solo 1 italiano su 4 sta pensando al proprio futuro pensionistico entrando in una forma pensionistica di terzo pilastro. Tra l’altro, a fine 2019, si registrano oltre 2 milioni (2.179.285) di silenti ossia persone che hanno un fondo pensione ma che hanno smesso di versare.
Persiste infatti un ampio margine di miglioramento della pianificazione finanziaria ai fini previdenziali e dal quadro complessivo emerge il bisogno, da parte degli investitori, di ricevere un indirizzo più chiaro su come accedere e abbracciare soluzioni integrative.
In particolare, a preoccupare sono due aspetti. Il primo riguarda una fetta consistente di investitori italiani, pari al 36%, per la quale i continui cambiamenti normativi da parte del governo su come le persone dovrebbero risparmiare per finanziare la propria pensione li induce a non accantonare specificamente in vista di questo periodo di vita. Il secondo dato riguarda coloro che dichiarano di non capire quali opzioni hanno a disposizione per arricchire il loro reddito in età pensionistica, pari al 38% degli investitori italiani.
Tra i vantaggi della sottoscrizione di un piano pensionistico complementare al sistema pubblico c’è la deduzione fiscale di 5.164,27 euro per individuo inclusi i familiari a carico. Molti osservano che tale tetto, i vecchi 10 milioni di lire e ormai sono passati 20 anni, sarebbe opportuno aggiornarlo. Un’ ipotesi potrebbe prevedere un’estensione del limite di deducibilità moltiplicando il tetto massimo per il numero dei componenti il nucleo familiare stesso, andando nella direzione di incentivare l’apertura di posizioni per i propri figli ed incominciare così a trasmettere ed a costruire quella ‘cultura previdenziale’ indispensabile per vedere – anche in Italia – un’espansione della previdenza complementare.
Oltre ad innalzare il limite di 5.164,57, potrebbe essere opportuno reintrodurre un ‘vecchio’ elemento in qualche modo già presente, ma aggiornandolo alle esigenze attuali: un ulteriore plafond nella misura ad esempio del 12% del reddito, ma non plafonare il beneficio fiscale al più basso dei due valori com’era in passato, ma al più alto dei due.
Già adesso si può accendere un fondo pensione per sé stessi o ai diciottenni o addirittura ai minori è un dono “lungimirante” che sfrutta il beneficio fiscale dato dal periodo di adesione. Le prestazioni pensionistiche sono soggette a una ritenuta alla fonte a titolo d’imposta con aliquota del 15%, ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il 15esimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari per i quali l’aderente non abbia esercitato il diritto di riscatto totale della posizione individuale, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali (aliquota minima del 9%).
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