
Autore: Sofia Franciosi
Data di pubblicazione: 01 febbraio 2021
L’arte di saper invecchiare: i nuovi paradigmi della longevità.
Lo scorso 20 gennaio si è insediato il più vecchio presidente americano della storia, Joe Biden, 78 anni. Lo sarebbe stato anche Trump, con i suoi 74 anni. A un eventuale secondo mandato Biden si presenterà alla venerabile età di 82 anni. Putin e Xi Jinping, i leader di Russia e Cina, al confronto, sono dei ragazzi: rispettivamente 68 e 67 anni.
Nell’anno dell’innovazione accelerata sia nell’industria che nelle 4.0, case di tutti, con il trionfo di internet e delle videochiamate, dell’e-commerce e del vaccino sviluppato in sei mesi, una buona parte del governo del mondo è affidato a persone almeno 65enni.
L’invecchiamento è da molti considerato una malattia del mondo, ma ha anche molti tratti positivi e interessanti. L’allungamento della vita produce altri mutamenti per le generazioni ed i singoli individui. La longevity economy è il frutto di un gap generazionale, quello che esiste tra l’idea comune di vecchiaia e le reali aspettative dei senior di oggi.
La Longevity economy può nascere solo da una nuova narrativa della vecchiaia. La chiave per farne un’economia è la volontà di ridefinire l’invecchiamento come un’opportunità piuttosto che un problema. Per arrivarci è necessaria un’ampia collaborazione tra pubblico e privato, per comprendere e diffondere una nuova concezione di vecchiaia e per ridefinire ciò che chiamiamo “pensionamento”.
Adesso che l’aspettativa di vita è in media di 87 anni, presto sarà 100 anni, non si può più pensare che la vita lavorativa sia contenuta tra i 20 e i 65 anni. Il tempo di lavoro, e quindi di contribuzione, 45 anni, sarebbe inferiore al tempo di non occupazione e non contribuzione. Recenti studi di gerontologia ridefiniscono l’età biologica, un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa ed un 75enne quella di un individuo che aveva 55 anni nel 1980. Questo genera un impatto sulla vita attiva dell’individuo.
Per il mondo finanziario la longevità è una grandissima opportunità. La vecchia narrativa del pensionamento, o retirement in inglese, che dà proprio il senso di ritirarsi o di tirarsi indietro, come se dopo i 65 anni le persone non avessero più le forze vitali per continuare a vivere in modo attivo. Vivere più a lungo richiede più risorse: ciò comporta modifiche profonde del classico modello di “life cycle” studiato da Modigliani negli anni ‘50. Ovvero che noi ci muoviamo su un ciclo di consumo e risparmio seguito da una fase di decumulo in età pensionistica, per mantenere il proprio stile di vita.
Finora il marketing si è concentrato su come conquistare la Gen Z (nati dal 1996 al 2010), oppure la successiva Generazione Alpha (ovvero i nati dal 2011 in poi), tralasciando la generazione dei baby boomers numericamente più consistente e che rappresenta la spina dorsale della popolazione, solo l’1 o 2% del budget pubblicitario globale è rivolto a un pubblico senior. I dati ci dicono che gli over 65 nel mondo controllano il 30% delle spese a livello globale e i consumi degli over 65 rappresentano la terza più importante economia del mondo, dopo gli Usa e la Cina, in termini di Pil. Nel mondo attualmente ci sono circa 1,7 miliardi di persone che hanno più di 50 anni: nel 2050, il loro numero dovrebbe raddoppiare, toccando i 3,2 miliardi. Cambiare le regole e il modo in cui pensare alla vita dopo la pensione non è solo un tema di spesa pubblica, ma di politiche sociali e servizi dedicati a questo specifico target.
Il ruolo dei consulenti oggi è aiutare il cliente a prevedere prima, attraverso una serie di scenari, e navigare poi ciò che la vita gli riserverà, guidandolo sui prodotti finanziari e assicurativi, l’approccio al risparmio, le scelte più utili per vivere meglio la propria lunga vecchiaia, compresa la casa, i servizi di cura e assistenza, la mobilità.
Fino a ieri gli anziani vivevano bene grazie soprattutto al sostegno delle famiglie e ad assegni pensionistici di un certo tenore. Oggi, e soprattutto domani, questi due pilastri sono crollati: le famiglie sono spesso lontane o addirittura non esistono: in molti paesi sviluppati il tasso di divorzi anche in età avanzata è sempre più alto e le nascite sono sempre meno. A loro volta, le riforme hanno profondamente cambiato le aspettative di reddito dopo la pensione.
Il consulente deve sempre più entrare in dinamiche non prettamente economico-finanziarie e interpretare il ruolo di mediatore, facilitatore, tra il futuro del suo cliente e la gestione del suo denaro.
Con la longevity economy l’Italia ha davanti a sé una grandissima opportunità e gli strumenti per coglierla sono proprio il design e la cultura che costituiscono il suo grande patrimonio. La vecchiaia è una storia che deve essere riscritta con colori, con stile, con eleganza, con vivacità. Una nuova interpretazione della vecchiaia creerà un nuovo mercato per i cinquantenni, i sessantenni ed oltre, che vogliono cose pensate per loro e non riadattate come un vestito di seconda mano.
Articolo tratto dal portale http://www.quellocheconta.gov.it/it/abc-quello-che-conta/7-cose-da-sapere/rischio_longevita.html e dal magazine We Wealth di gennaio 2021,
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